Luca Raffaelli

Luca Raffaelli

Carissimi,
vi racconto in breve quello che è accaduto all’Anica per gli “Stati generali dell’animazione” martedì scorso. Per certi aspetti una giornata storica perché mai si era vista tanta attenzione nei confronti dell’animazione in un incontro in cui nessun partecipante ha rinunciato alla sua presenza, da Borrelli a Campo Dall’Orto, da Giacomelli a Silvia Costa.
La relazione di Cartoon Italia è stata molto valida, delineando con particolare chiarezza quali sono i problemi produttivi in Italia. Innanzitutto la presenza della Rai come unico valido interlocutore. E poi i problemi di rapporto con la Rai. In particolare l’interesse a prodotti solo in fascia ragazzi, l’assenza di una programmazione della messa in onda su Yo-yo o Gulp (ci sono addirittura serie prodotte e mai trasmesse) che rende impossibile la promozione e quindi lo sviluppo del merchandising o il coinvolgimento di editori per pubblicazioni legate alla serie. Poi c’è il problema del costo del lavoro che rende problematico il rapporto con i produttori stranieri e la creazione di Studi italiani che possano reggere la concorrenza (figuriamoci quella asiatica). Per questo si chiede la creazione di poli produttivi, richiamando (come al solito) le soluzioni adottate dai francesi.
E’ stato questo il punto centrale della mattinata, comunque non priva di interventi interessanti. Le conclusioni erano molto attese e discusse tra Borrelli, Silvia Costa, Simona Malpezzi (Componente Commissione Parlamentare Cultura e Bicamerale per l’Infanzia e l’adolescenza) Nicita dell’Agcom, Campo Dall’Orto e Giacomelli. Però solo Borrelli e Costa sono entrati nel merito delle questioni poste, mentre Campo Dall’Orto e Giacomelli (che credo non avessero assistito alle fasi precedenti) hanno parlato in generale dell’importanza fondamentale dell’animazione nell’industria televisiva e cinematografica, il che per un Direttore Rai e per un Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico è stato già di per sé inedito e positivo.
Come rappresentante dei 100autori ho parlato dell’importanza del cortometraggio. A seguire, la bozza del mio intervento per chi fosse interessato. Per eventuali approfondimenti sono a vostra disposizione.
Grazie a tutti, a presto
Luca Raffaelli

Roma, 1 marzo 2016 – Relazione di Luca Raffaelli, 100 Autori.
Mi è stato chiesto di affrontare il tema del cortometraggio. Lo faccio molto volentieri. Il cortometraggio da sempre è il terreno fertile dell’animazione, linguaggio che ama sperimentazione, narrazioni concise e anche astrazioni. Proprio domani qui a Roma Alessandro Carloni terrà una lezione sull’animazione all’Auditorium. Carloni è italiano ed è il primo regista italiano di un film d’animazione di una major statunitense, la Dreamworks. Il film è Kung Fu Panda 3. Carloni si è fatto conoscere grazie a “The Shark and the Piano”, un cortometraggio diretto insieme a Gabriele Pennacchioli e prodotto in Germania da Hans-Eberhard Junkersdorf che poi lo mostrò prima del lungometraggio d’animazione “Aiuto! Sono un pesce”. La Dreamworks vide il corto e chiamò Alessandro Carloni. Tutto grazie a un cortometraggio. Un altro grande exploit italiano è stato recentemente quello di Enrico Casarosa che nella Pixar ha realizzato “La luna”, il bel cortometraggio che ha accompagnato il lungometraggio “Rebelle – The Brave”. Ricapitolando: il primo cortometraggio è di produzione tedesca, il secondo statunitense. Il mese scorso ho portato al festival indiano di Mumbai un programma di 14 cortometraggi italiani d’animazione, di grande valore e premiati in festival di tutto il mondo. Di questi 14 uno è un saggio del
Centro Sperimentale di Cinematografia, tre hanno ricevuto finanziamenti da Film Commission in Italia. Poi: uno è stato prodotto in Svizzera, uno in Germania e uno in Francia. Gli altri sette sono tutti autoprodotti da autori di grandissimo talento che non vengono finanziati da nessuno. Perché in Italia il cortometraggio d’animazione italiano non viene considerato? Qualcuno potrebbe dire: beh, certo, non ha ascolto, non ha nessun futuro dal punto di vista produttivo. Anche volendo mettere da parte l’importanza artistica e culturale del cortometraggio, la visibilità che offre nei festival e non solo (ricordiamo che nella storia abbiamo avuto tre nomination all’Oscar per il miglior cortometraggio con Manfredo Manfredi, Gianini e Luzzati e Bruno Bozzetto), bisogna ricordare e sottolineare che il cortometraggio è il terreno da cui tutto parte. Tre esempi clamorosi: Mascia e Orso, la serie di maggior successo di quest’anno, nasce da un cortometraggio (ho intervistato il regista Oleg Kozuvkov che era disperato a Los Angeles a scrivere le storie: “Doveva essere un corto e sono sette anni prigioniero di questi personaggi!”, mi ha detto. Vedete com’è strana la vita…), Peppa Pig nasce invece dai cortometraggi di Mark Baker. E i Simpson, la serie di maggior successo nella storia dell’animazione mondiale, da cosa partono? Dai
cortometraggi ideati per il Tracey Ullman Show da un fumettista underground che, volutamente, rompeva tutte ma proprio le regole dettate dalla ricerca dell’audience. Se vogliamo sviluppare l’animazione italiana non possiamo che chiedere un’attenzione speciale (che per ora non c’è) a chi sta scrivendo la nuova legge sul cinema e alla nuova dirigenza Rai. Il nuovo passa sempre attraverso il cortometraggio che, a proposito della nuova legge, dovrebbe tornare anche sul grande schermo per essere considerata opera cinematografica. E questo deve poter avvenire con incentivi a distributori ed esercenti come peraltro accadeva tanti anni fa, quando talvolta si usciva dalla sala commentando: il film non era un granché, ma perlomeno ci siamo visti il cortometraggio. Viva il cortometraggio.

Luca Raffaelli
Rappresentante autori d’animazione – 100autori