
Chiara Cremaschi è regista di Indesiderabili, documentario che porta alla luce una vicenda dimenticata del Novecento. Il film racconta la storia di due ventenni, Baldina Di Vittorio e Giulietta Fibbi, arrestate e internate nel 1939 a Rieucros in Francia, perché provenienti da famiglie di esuli italiani antifascisti e sospettate di collaborare con gruppi di matrice comunista. Rieucros è un piccolo paese del sud della Francia che nell’ottobre del 1939 diventò sede del primo campo di internamento femminile. Qui furono rinchiuse donne considerate “indésirables” cioè responsabili della crisi economica, sociale e politica.
« ..mais il est de ces étrangers qui, en raison de leurs antécédents Judiciaires ou de leur activité dangereuse pour la sécurité nationale, ne peuvent, sans péril pour l’ordre public, jouir de cette liberté encore trop grande que leur conserve l’assignation à résidence. Aussi est-il apparu indispensable de diriger cette catégorie d’étrangers vers des centres spéciaux où elle fera l’objet de la surveillance permanente que justifient leurs infranctions répétées aux règles de l’hospitalité. » – Décret loi du 12 novembre 1938
Questo decreto di legge segna la vita di molte donne in Francia. Molte donne che in Francia erano nate, ma anche molte che in Francia si erano rifugiate, fuggendo dai fascismi dei loro paesi d’origine: Italia, Spagna, Germania, Polonia, Cecoslovacchia. Quel decreto ha dato origine ad una vicenda ignorata e, ancora oggi, dimenticata all’interno dell’immensa tragedia della 2° Guerra Mondiale. Molte donne, infatti, a partire dal 1939 furono deportate e confinate a Rieucros un piccolo paese del sud della Francia, nella regione della Lozere. Questo lavoro muove dal desiderio di raccontare le donne dimenticate e “indesiderabili” di Rieucros. Avevano vent’anni, trenta, quaranta, ottanta. Avevano dei bambini piccoli. Questo vuole essere un omaggio alla loro resistenza quotidiana.
Il documentario utilizza alcune animazioni per riportare in vita i piccoli disegni che queste donne appuntavano sui loro taccuini. Le animazioni sono state realizzate da Giovanna Lo Palco elaborando disegni originali.
Giovedì 29 aprile 2010 alle ore 17.30, il Museo Diffuso della Resistenza di Torino (C.so Valdocco 4/a), ospita la proiezione del film alla presenza della regista Chiara Cremaschi.
Chiara Cremaschi racconta la genesi del progetto:
Tutto è cominciato quando sono stata convocata in CGIL, a Roma, con la scusa di un contatto per la fiction su Di Vittorio, di cui allora si stava iniziando a parlare. In realtà la signora Zunino mi aspettava con tal Bernardo Milano, esperto e appassionato della famiglia Di Vittorio, che sosteneva fosse fondamentale fare un film sulle vicende della figlia Baldina. Io non giravo un film da tanto tempo, erano anni ormai che facevo la sceneggiatrice e basta, stanca e delusa dai tanti problemi della produzione italiana. Per non essere sgarbata ho preso il materiale che mi davano, ho detto loro che ci avrei pensato, e sono tornata a prendere la metro pensando che la gente ormai fa fatica a ricostruire chi erano Gramsci e Togliatti, figurati – neanche Di Vittorio – ma la figlia di Di Vittorio…! Quando poi mi sono messa a guardare il materiale biografico, mi è sembrato lontanissimo dall’oggi e irraccontabile. Tranne un episodio, su cui Bernardo Milano aveva effettivamente insistito, la detenzione al campo di Rieucros. Baldina Di Vittorio è stata arrestata e portata al campo nel 1940, grazie ad una legge dello stato francese promulgata nel 1938, che considerava certe categorie di persone pericolose per l’ordine pubblico, sospette e indesiderabili. Le categorie considerate erano le delinquenti comuni, le prostitute, le trafficanti di droga.. e le politiche, soprattutto esuli, ancor di più se ex appartenenti alle Brigate Internazionali che avevano combattuto nella guerra civile in Spagna. Questo mi interessava. Ma questo lo rendeva ancora di più un lavoro di nicchia, e nella mia testa un cartello luminoso lampeggiava: Brigate Internazionali, attenzione. Ero consapevole che in Italia potevano essere 6, 7 persone a sapere di cosa si stava parlando. Ma mi interessava. E c’era dell’altro, che mi riportava invece al nostro presente: una legge promulgata per mettere in un campo tutti, tutte quelli che potenzialmente potevano dare fastidio, e mettere le anarchiche e le comuniste insieme alle delinquenti di qualsiasi sorta per far capire loro che quella era la loro gente. La mia ricerca è partita da qui, e la difficoltà è stata soprattutto trovare una forma di racconto che potesse arrivare a tutti, senza pesanti nozioni di storia e senza incensare nessun personaggio in particolare. Sono entrata in quel campo. E ho trovato non solo solidarietà umana, ma anche una forma di riscatto. Quella pausa imposta le donne del campo l’hanno fatta diventare una piccola risorsa. L’aiuto delle une verso le altre è stato anche mediante l’insegnamento: hanno organizzato corsi di lingua e storia per tutte, scolarizzato i bambini. Hanno messo in scena uno spettacolo teatrale per l’8 marzo. Hanno scritto poesie e disegnato. Quando ho trovato i disegni, nell’archivio di Berlino (erano soprattutto le prigioniere tedesche a disegnare) ho pensato che potessero aiutarmi a fare arrivare quel sentimento che io sentivo di continuo, da queste donne. La vita al campo era durissima, non erano ai lavori forzati, ma avevano fame e freddo e non erano libere. Però i loro disegni sono leggeri, anche quando ricostruiscono gli arresti e la detenzione. Era il paradosso del loro quotidiano: lì avevano il tempo e la possibilità di fare delle cose che altrove sarebbero state impossibili. Con questi disegni e questi pensieri ho incontrato Giovanna Lopalco.
Giovanna Lo Palco, animatrice, descrive così il suo contributo:
Il mio incontro con Chiara e il progetto Indesiderabili è stato inanzitutto un incontro con un universo politico e femminile. Anch’io, come queste donne, porto sempre con me un piccolo quaderno con pagine bianche dove appunto immagini, pensieri, piccoli schizzi, scarabocchi, e quando ho visto il premontato con questi disegni così intimi e un po’ naif, mi sono sentita immediatamente coinvolta e quasi commossa, riconoscendomi nello stesso spirito di appuntare pezzi di vissuto. In modo naturale e spontaneo io e Chiara abbiamo stabilito subito un’ intesa. Era chiaro per entrambe che l’animazione doveva essere uno strumento utile al racconto e che rendere in movimento queste pagine non doveva essere un virtuosismo, ma una scelta coerente rispetto al documentario. D’altra parte bisognava muoversi delicatamente per non alterare la natura dei disegni di Dora, Flora, Sylta, tutti e tre molto differenti. Ho scelto di lavorare in découpage digitale animando molto semplicemente, ma efficacemente, per descrivere pezzi di vita quotidiana ed emozioni. Nell’analizzare disegno per disegno, a volte ricostruendone meticolosamente i pezzi mancanti, scomponendo personaggi, ambienti, era quasi come ritrovarsi a ridisegnare con la mano e gli occhi di un’altra persona, e quasi avevo la sensazione di identificarmi in un segno, una macchia, una piccola incertezza che poi rende vivo un disegno. Collaborare a questo progetto è stato molto interessante perchè ho avuto la possibilità di confrontarmi con un linguaggio differente come quello del documentario, è stato un respiro a pieni polmoni, un momento di crescita professionale e di dialogo con un altro approccio al cinema tante volte un po’ sconosciuto a un giovane che si avvicina all’ universo dell’animazione italiana.





Leggo che il documentario verrà proiettato a Torino al Museo Diffuso delle Resistenza e vorrei sapere chi contattare per mostrarlo anche a chi abita esattamente dalla parte opposta (Gorizia) e non può raggiungere Torino.
Lo chiedo anche per altre proiezioni e segnalazioni di Asifa che sarebbe giusto far conoscere e mostrare a più persone possibile.
Grazie e buon lavoro.
Il riferimento è http://www.lab80.it