Stop Motion Now!

Si può dire che l’animazione nasca volumetrica con i fiammiferi animati dall’inglese Arthur Melbourne-Cooper (1874–1961) che nel 1898 stupì gli spettatori accorsi all’Empire di Leicester Square per vedere i film della Bryant & May, ditta produttrice di cerini. In Italia il primo specialista nel dar vita agli oggetti fu Segundo De Chomón (1871-1929), intelletto e mani abili prestate alle imprese cinematografiche di Giovanni Pastrone. Già agli albori della storia del cinema d’animazione si possono distinguere diverse varianti del cinema di pupazzi. Taluni appaiono diretti discendenti del teatro di marionette mosse da fili, altri veri e propri burattini mossi agendo dall’interno del corpo, altri ancora pupazzi in legno, plastiche o stoffa che rivestono un’anima metallica dotata di giunti snodabili. A queste specializzazioni si possono aggiungere i protagonisti inconsueti dei film del pioniere russo Ladislas Starewitch (1882-1965), entomologo e cineasta che rese interpreti scarabei, formiche e altri insetti appositamente imbalsamati. Grande esperto di pupazzi animati fu anche George Pál (1908-1980), cineasta ungherese già attivo nella Berlino del 1931. Il suo primo film in stop motion è una pubblicità per una marca di sigarette. Trasferitosi negli Stati Uniti, realizza la serie Puppetoons, quindi si specializza negli effetti speciali, vincendo più volte il premio Oscar. Celebre fu la sua biblioteca di particolari del viso realizzati in legno, da sostituire a ogni inquadratura, in base all’espressione o al labiale che i suoi personaggi dovevano assumere.

Nella definizione della stop motion si include anche tutti quei casi in cui un oggetto tridimensionale viene utilizzato come personaggio e in quanto tale esprima stati d’animo, emozioni, pensieri e sia coinvolto nell’intreccio narrativo. Uno degli esempi più riusciti è dato nelle sperimentazioni sugli oggetti e i corpi di Norman McLaren (1914-1987) presso il National Film Board canadese. In opposizione ai virtuosismi e alle sperimentazioni, il maestro ceco Jirí Trnka (1912-1969) rappresentò invece un modo rigoroso e formale di intendere la messa in scena di pupazzi animati. Trnka concepì i volti dei suoi pupazzi come maschere fisse e sacrali, prive di ogni movimento decorativo e non necessario. L’espressività è raggiunta attraverso l’inquadratura, l’illuminazione e movimenti essenziali. Sempre a Praga opera Jan Švankmajer (1934) artista che coniuga le istanze del movimento surrealista con l’espressività dell’arte animata. L’uso di ogni tipo di materiale, inclusa la plastilina ed elementi organici, richiamano tanto le tradizioni delle marionette europee quanto gli sperimentalismi d’avanguardia. Accanto a quella boema la più importante tradizione di stop motion è quella britannica, ben rappresentata dai fratelli d’origine statunitense Stephen e Timothy Quay e dalla Aardman Animation di Bristol che, fin dagli anni Settanta, produce animazione in plastilina tridimensionale inizialmente con ispirazione realistica e intenti sociali, in seguito dedicandosi a un raffinato entertraintment facendo emergere animatori e registi come Nick Park e Barry Purves.

In questi ultimi anni l’attenzione e gli investimenti su questo tipo di tecnica sono notevolmente accresciuti. I film della Aardman e quelli ideati e voluti da Tim Burton hanno riacceso l’interesse nel grande pubblico rinfrescando una tradizione di grandi successi che a Hollywood aveva avuto “star” indimenticabili come Ray Harryhausen e Phil Tippett. Anche la critica e gli esperti hanno rinnovato i loro apprezzamenti verso questa antica arte: l’ultima edizione del Festival di Annecy, il più importante del settore, ha visto trionfare ex aequo Coraline di Henry Selick e Mary and Max dell’australiano Adam Elliot. In particolare Coraline può vantarsi di essere il primo film in stop motion concepito per la proiezione stereoscopica. Certamente la qualità materica e volumetrica ben si associa a quella che sarà la nuova frontiera della fruizione in sala con tutte le implicazioni economiche, tecnologiche e produttive.

Queste sono alcune delle ragioni che spingono l’ASIFA Italia a promuovere questa tecnica attraverso il Forum Stop Motion, un’agorà tematica ospitata sul sito dell’Associazione (www.asifaitalia.org). Il Forum, promosso da Emiliano Fasano e Michelangelo Fornaro, diventa l’occasione per creare quello spazio d’incontro privilegiato col quale favorire rapporti di scambio tra operatori del settore, fornire un punto di osservazione del panorama produttivo contemporaneo, ridefinire le diverse figure professionali, offrire indicazioni di orientamento lavorativo per il futuro, vagliare la situazione italiana secondo una prospettiva internazionale. Affrontare più da vicino queste questioni significa anche migliorare il livello di comunicazione tra le parti coinvolte e garantire un crescente livello di specializzazione tecnica a tutti coloro che operano nel settore. In questo modo il Forum costituisce lo strumento attraverso il quale diffondere su larga scala conoscenze, esperienze e proposte provenienti da differenti contesti lavorativi, culturali e artistici.

Il Centro Nazionale del Cortometraggio e ASIFA Italia promuovono una serata dedicata al cortometraggio animato realizzato in tecnica stop motion.

L’appuntamento è il 12 febbraio 2010 presso il Cinema Massimo di Torino (ore 20.30 – ingresso 3 euro).

Programma

Lulù di Segundo De Chomón (Italia 1923, 6’30″)

Tulip shall grow (I tulipani fioriranno) di George Pál (Stati Uniti 1942, 6’49″)

A Chairy Tale (Racconto della sedia) di Norman McLaren (Canada 1957, 10’)

Ruka (La mano) di Jiri Trnka (Cecoslovacchia 1965, 18’)

Možnosti dialogu (Le possibilità del dialogo) di Jan Švankmajer (Cecoslovacchia 1982, 11′)

Next (Avanti il prossimo) di Barry Purves (Gran Bretagna 1989, 5’)

Harvie Krumpet (id.) di Adam Benjamin Elliot (Australia 2004, 23’)

Stop Motion Italia

Lo Guarracino di Michelangelo Fornaro (Italia 2004, 11’)

About Love di Giacomo Agnetti (Italia 2008, 4’30”)

Videogioco di Donato Sansone (Italia 2009, 1’23”)

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