Non convincono i saggi del CSC

C’era una volta, e forse c’è ancora, il tema in classe. Patetica palestra scolastica, in cui ogni scolaretto o scolarone doveva dar prova d’essere poeticamente ispirato e letterariamente costruito, una specie di Leopardi o Petrarca del futuro. Idea crociana della creatività e dell’apprendimento, che serpeggia ancora oggi nelle scuole, non solo in quelle, disastrate, dell’Istruzione pubblica, ma anche in quelle di cinema e di cinema d’animazione, dove il tema in classe è il cosiddetto film di diploma. Come nelle barcollanti performances letterarie, il candidato è messo cinematograficamente a confronto con sé stesso e le personali risorse ancora verginelle, anziché venire più utilmente indirizzato a esplorare i maestri del settore, in lavori d’analisi e approfondimento, in prove che attestino una stato di salute della “lettura”, anziché della “scrittura”, per la quale c’è sempre tempo: e non è mai obbligatoria. Da questi equivoci didattici, magari imposti dai nostri velinistici ministeri, discende la delusione di fronte a risultati inevitabilmente debolucci, ingenuamente saputelli, miserini di basi culturali, anche se ferratissimi, magari, nelle acrobazie tecniche assorbite nelle devozionali maratone Internet. Delude, per tali motivi, il campionario di stagione, oggi alle 16.30 al Massimo 1 con consegna dei diplomi, del Dipartimento Animazione del CSC di Chieri, fiero tuttavia della presenza di Il naturalista, unico corto italiano, al recente Cannes. Tralasciando Sbam, banale gag di zoppicante resa 3D, La reliquia rivoltosa e Opus Dei, entrambi in 2D e curiosamente – e meritoriamente – accaniti sulle religio-dipendenze di casa, non vanno oltre le forme espressive del promo o del videogame: che non sono però “cinema” (d’animazione), ma il suo balbettamento o la sua semplificazione.

Pubblicato su Repubblica il 5 giugno 2009 a firma di Mario Serenellini con il titolo Non convincono le prove della scuola di animazione.

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4 commenti per Non convincono i saggi del CSC

  • Giovanni Braggio Giovanni Braggio

    Un’atteggiamento squisitamente italiano quello del continuare ad approfondire la teoria e non cimentarsi mai nella pratica. Evitiamo che questi studenti facciano il loro film di diploma, commettano i loro errori, e magari maturino professionalmente proprio da questi primi passi (per quanto incerti e presuntuosi siano), facciamogli piuttosto scrivere un’interessantissima critica sul cinema di Bergman e dopodichè per magia, acquisteranno la maturità artistica necessaria per realizzare un film impeccabile e senza macchie (ma d’altra parte la “scrittura” non è mai obbligatoria come suggerisce giustamente Serenellini)

  • David David

    Io credo che l’approccio del signor Serenellini a questi corti sia sbagliato. Il CSC è una scuola di animatori, non di autori, quindi è inutile pretendere chissà quale profondità nelle trame o nelle tematiche. E’ giusto che gli studenti facciano pratica e che sia concesso loro di realizzare questi film di diploma, così saranno già pronti per l’animazione professionale. Se invece vogliamo che questi film di diploma siano dei capolavori o almeno di un certo spessore poetico e narrativo, allora forse si dovrebbero riconsiderare le modalità di ideazione e lavorazione di tali opere, ad esempio coinvolgendo gli studenti di regia e sceneggiatura del dipartimento di Roma.

  • Samantha Di Prospero Samantha Di Prospero

    Ma la domanda e’: “Non convincono i saggi del CSC”… si ma a chi?
    Questo articolo di Serenellini esce la mattina prima della proiezione in sala.
    Quindi se il signor Serenellini se li era visti a casa sua avrebbe dovuto scrivere piu’ correttamente: Non MI convincono i film del CSC.
    Il consenso raccolto dai film in sala e nei festival, dove alcuni dei film hanno anche vinto il premio del pubblico, non coincide con quello che e’ scritto nell’articolo cosi’ ben articolato nella forma, ma poco nell’analisi.
    Ciao

  • “anziché della “scrittura”, per la quale c’è sempre tempo: e non è mai obbligatoria.”
    Tempo…tempo per diventare “Le promesse del cinema d’animazione” a 50 anni.
    il panorama nostrano ci dimostra quotidianamente che per un giovane autore la “scrittura” non solo non è obbligatoria, non è nemmeno contemplata, anzi, secondo il serenellini l’unica istituzione che produce cortometraggi in italia dovrebbe far fare una prova di cultura generale per assegnare il diploma..
    Questo è il paese in cui per fare lo spazzino bisognerebbe fare il corso di “storia della nettezza urbana”, questo siamo, un paese oppresso, assillato dalla storia, e il nuovo, ci ripugna, ci offende,
    COME OSATE VOI? A NEMMENO 30 ANNI FARE DEI FILM D’ANIMAZIONE!
    PERCHE’ LI FATE POI? NON POSSIAMO CONTINUARE A GUARDARCI I CLASSICI? CI PIACCIONO TANTO!
    LUZZATI, GIANINI, BOZZETTO, RAGAZZI SU SIATE REALISTI, L’ITALIA HA GIA’ DATO, ADESSO METTETEVI Lì E STUDIATE LA STORIA…
    COS’E’ TUTTA QUESTA FISSAZIONE DI FARE I FILM…ANDATE A LAVORARE PIUTTOSTO, 10-12 ORE CON CONTRATTO A PROGETTO PER DIRE CHE FATE I CARTONI ANIMATI, NON VI PIACE?
    VABE’..
    FATE COSì RAGAZZI, SCRIVETE UN TEMINO SU NORMAN MCLAREN E VI DIAMO IL DIPLOMA EH?

    Signor Serenellini, le consiglio vivamente di recarsi alla Scuola di Chieri e parlare coi dirigenti e coi ragazzi, così forse avrà una visione migliore della scuola e di quello che si fa li dentro.
    grazie ad asifa per lo spazio…

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