25
giu

Brendan and the Secret of KellsBrendan and the Secret of Kells di Tomm Moore e Nora Twomey ha conquistato il Premio del Pubblico del Festival International du Film d’Animation d’Annecy conclusosi il 13 giugno scorso.
Indubbiamente si tratta “del” festival mondiale dell’animazione (192 film, 40 paesi, 120.000 biglietti d’ingresso, 6700 professionisti accreditati) e prestigiosissimo è il premio di un pubblico esigente, se non feroce, andato ad uno spledido disegno animato diretto dal giovanissimo Tomm Moore con Nora Twomey, prodotto dall’irlandese Cartoon Saloon in coproduzione franco - belga.

Alessandra  Sorrentino e Alfredo Cassano, animatori ex allievi della scuola del CSC in Piemonte, hanno partecipato al cast artistico nel corso dei due intensi anni di lavorazione, in un magnifico team di studi e di artisti europei, dando vita ai personaggi di un film di raro equilibrio.
“Brendan”, che ha l’immediatezza di un racconto appassionante destinato ad un vasto pubblico, porta in scena con modernità ed emozione l’inesauribile universo visivo del “Book of Kells”, capolavoro dell’arte medievale, mentre offre uno sguardo più profondo sui temi dello scontro e dell’incontro fra le culture e sul valore della parola scritta e dell’immagine.
Una vera gioia per gli occhi, e uno stimolo all’intelligenza - e una grande soddisifazione per i nostri due, e i tanti altri, giovani talenti europei.

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20
giu

Opus Dei è un film di diploma del Dipartimento di Animazione del Centro Sperimentale di Cinematografia, realizzato nel 2008 da Giovanni Braggio, Mario Nucibello, Elena Rotatori, Mattia Simenoni, Daniele Zacchi.

Il film è una commedia leggera ambientata tra Paradiso e Inferno, narra di un Regno dei Cieli desolato e triste che, per tornare in auge, decide di affidarsi per la seconda volta al figlio di Dio, il quale viene quindi aggiornato agli usi e costumi del XXI secolo e rispedito sulla Terra.
Il corto è realizzato in tecnica mista, l’intento degli autori era separare nettamente i tre ambienti in cui si dinapa la storia con tre stili diversi sia nella grafica che nel tipo di animazione, l’Inferno è stato quindi fatto in animazione classica (con piccoli inserimenti di 3d), prospettive deformate, colori accesi e molto saturi, e un design che ricorda I graffiti e la street art in generale, l’idea di fondo era suggerire un ambiente moderno e giovane, la Terra è stata animata sempre in classica ma con uno stile più realistico e pacato mentre per il Paradiso si è optato per il bianco e nero, animazione flash con lo stile UPA e un design in generale che ricorda gli anni’50, quello che volevamo trasparisse era un Regno dei Cieli antiquato e indietro coi tempi, un posto noioso e desolato in cui nessuno avrebbe voluto spendere l’eternità. L’animazione tradizionale realizzata per l’Inferno e la Terra è stata comunque cleanuppata in paperless con Photoshop (utilizzando pennelli creati ad hoc che emulassero in tutto e per tutto una normale matita), questo sia per accorciare gli interminabili tempi di scansione, sia per eliminare il passaggio su Toonz (e conseguente perdita di qualitá) sia per uniformare il delineo finale ed ottenere così da 5 mani diverse sempre lo stesso tratto. L’uso del computer in Opus Dei è stato quindi massiccio e finalizzato il più possibile alla riduzione dei tempi di lavorazione e delle fasi di produzione più meccaniche e ripetitive, I contro di tale scelta sono stati sicuramente una perdita di freschezza nel disegno e una resa finale più fredda e standardizzata.
La scelta di Flash per il Paradiso è stata invece suggerita sia dallo stile anni `50 a cui facevamo riferimento (il software si presta benissimo a emulare l`animazione UPA), sia dalla voglia da parte di tutti gli autori di sperimentare ed approfondire un programma che permette ancora a moltissimi animatori di lavorare in tutto il mondo.
Per chi fosse interessato su http://opusdeithemovie.blogspot.com si puó trovare un pó di materiale di produzione.

Opus Dei è un corto che ha avuto una storia travagliata sin dall’inizio, la preproduzione del film è partita in ritardo poichè il board didattico ha chiesto agli autori di riscrivere più e più volte nuovi soggetti e nuove sceneggiature mantenendo però l’idea di base (il Paradiso è vuoto, bisogna trovare un modo per riempirlo nuovamente), una volta approvata la sceneggiatura gli autori hanno dovuto lavorare parecchio per mettersi in pari con I colleghi ormai già avanti col lavoro.
Nella prima fase di preproduzione I cambiamenti principali sono stati soprattutto nel finale e nel ruolo dello Spirito Santo il quale ha perso via via di importanza e rilievo a seguito dei vari incontri con board e tutor fino a diventare un personaggio di contorno e di poca importanza (il fatto stesso che la colombella di peluche sia lo Spirito Santo nella versione finale del film si capisce a fatica), ma il grosso dei cambiamenti è stato effettuato a metà lavorazione, a layout quasi finiti infatti sono stati imposti dei tagli sullo storyboard che riguardavano principalmente il ruolo di Gesù nel finale, da notare infatti che nella versione ufficiale del film il figlio di Dio, finito l’allenamente, sparisce dalla scena e non si vede più se non in maniera marginale e superflua. La censura sul finale di Gesù è stata la conditio sine qua non perchè il film si potesse continuare a realizzare e così è stato fatto. Per il resto della produzione e post produzione non sono stati richiesti altri cambiamenti, a parte piccole modifiche sui dialoghi e sulle scenografie, a lavoro finito è stata tagliata una scena (in verità superflua) a causa del suo contenuto irriverente e potenzialmente offensivo senza che nessuno degli autori ne ricevesse comunicazione ufficiale (la qual cosa è avvenuta diversi giorni dopo il taglio) con conseguente salto d’audio (ma forse questo lo percepiamo solo noi che il film lo conosciamo a memoria).

Ho scritto tutte queste notizie sulle vicissitudini del film per sottolineare come la produzione dell’intera opera sia stata del tutto trasparente e continuamente seguita dalla scuola e per evidenziare come noi autori ci siamo prestati a cambiare più e più volte la nostra storia per realizzare alla fine la “loro” versione di Opus Dei e non quella che avremmo voluto fare noi.
In data 10 Giugno 2009 ci è stato comunicato che il film, per volontà del presidente Alberoni è stato sospeso da ogni proiezione e iniziativa che lo riguardi e che il 16 dello stesso mese il cda del Centro Sperimentale si sarebbe riunito in merito, ad oggi ancora non abbiamo avuto notizie circa le sorti del nostro corto, sappiamo solo che è stato ritirato dal SICAF, prestigioso festival d’animazione Koreano che l’aveva preso nella selezione ufficiale. Quello che ci chiediamo è come mai abbiano deciso di farci lavorare un anno su un film per poi, dopo avercelo stravolto, lasciarlo ammuffire nei loro archivi e per quale motivo nessuno si sia ancora degnato di scriverci una riga ufficiale su quanto deciso a Roma. Non nascondiamo di avere il sospetto che la politica ufficiale sia quella di ignorare il fatto e lasciarlo cadere nel dimenticatoio e ci piacerebbe molto essere smentiti su questo punto, per adesso ci limitiamo a constatare con amarezza e delusione quanto malata sia la situazione italiana e quanto ne guadagnerebbe questo paese se si allentassero un po’ le briglie. Non è nostra intenzione scendere sul piede di guerra con nessuno, ci piacerebbe solo avere delle risposte a tutti questi silenzi soprattutto da parte di persone con cui abbiamo serenamente lavorato per tre anni e che oltre che colleghi e mentori consideriamo anche amici.

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18
giu

bagdadEsce questa settimana la versione a fumetti de La Rosa di Bagdad, in allegato gratuito a il Giornalino. Il settimanale per ragazzi dei Periodici San Paolo ne ha affidato la realizzazione alla disegnatrice Angela Allegretti, secondo un progetto che ha origini lontane nel tempo. Pensato da Carla Ruffinelli, storica illustratrice delle pagine dedicate ai ragazzi dei periodici paolini, il fumetto traduce a strisce un’importante opera entrata nella storia dei film di animazione: si tratta, infatti, della prima pellicola italiana in Technicolor e la prima in Europa a disegni animati.

Tutto ha inizio al momento dell’entrata in guerra dell’Italia (1940), quando il mercato della pubblicità viene bloccato; Domeneghini - vero tycoon della pubblicità a Milano - trasforma allora la sua équipe in una squadra d’animatori e dà inizio al progetto di film La rosa di Bagdad, ispirato alle Mille e una Notte. Scrittura i migliori disegnatori in Italia (tra cui Angelo Bioletto, autore delle figurine Perugina, Libico Maraja, Guido Zamperoni, etc.) e si lancia nell’avventura.

Il bombardamento di Milano dell’ottobre 1942 distrugge lo studio e Domeneghini trasferisce tutta la squadra in due ville in provincia di Brescia. Il lavoro si protrae per tutto il periodo della guerra e oltre, finché, nel 1947-48, data l’assoluta impossibilità di lavorare il colore in Italia, i 120.000 disegni e rodovetri furono trasferiti in Inghilterra e fotografati nei laboratori della Technicolor. Presentato nel 1949 alla X Edizione dellla Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia, il film ottiene il Primo Premio assoluto nella categoria Film per Ragazzi.

Il film ebbe più successo all’estero che in Italia: l’edizione inglese (con la voce della diciasettenne Julie Andrews) è del 1952; seguiranno le edizioni tedesca e olandese e, nel 1967, quella americana (The Singing Princess).

Un primo tentativo di restauro del film fu tentato dalla Cineteca Nazionale - Centro Sperimentale di Cinematografia, nei primi anni ‘90 tramite la collazione di due diverse copie positive d’epoca del film, alfine di ottenere un master per l’uscita in VHS.

Nel 1998, a seguito del progetto Adotta un film - 100 film da salvare il film viene “adottato” dal Comune di Milano che finanzia un nuovo restauro sui negativi originali del film, recuperati dalla figlia del regista-produttore, Fiorella Domeneghini, nei laboratori della Technicolor in Inghilterra.

Ora, in occasione del 60° anniversario del film, è stato realizzato un nuovo restauro direttamente dall’interpositivo stampato dai negativi bianco/nero Technicolor originali, un nuovo master in Alta Definizione HD, che ridona tutta la sua smagliante qualità fotografica a questo capolavoro assoluto della cinematografia italiana.

I negativi originali, perfettamente conservati, sono stati ricombinati tramite filtraggi su pellicola colore odierna; oltre ad un’immagine di qualità nettamente superiore, hanno consentito di recuperare centinaia di fotogrammi perduti nell’usura delle copie positive da proiezione e di ridare quindi una nuova e definitiva completezza al film.

Il master realizzato è alla base della nuova, preziosa edizione in DVD-Blu Ray de La Rosa di Bagdad che l’Istituto LUCE ha prodotto insieme a Film Documentari d’Arte e Digigraf srl.

Nel DVD, oltre al documentario Una rosa di guerra, sono presenti i contributi Dopo la rosa e Il restauro de La rosa di Bagdad e i due altri film realizzati da Anton Gino Domeneghini, La passeggiata (1953) e Ballata impressionista (1954), oltre al trailer originale (1949) del film, anch’esso rimasterizzato in Alta Definizione.

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18
giu

Slavar

Notevolmente incrementati nel numero grazie alla diffusione delle tecnologie digitali, che permettono una produzione più economica e veloce, le opere che superano l’ora di durata abbondano e anche la qualità è mediamente elevata. Oltre ai dieci in competizione - da segnalare anche l’australiano Mary and Max in plastilina di Adam Eliot, altro vincitore di Cristallo, e il sobrio My dog Tulip di Paul e Sandra Fierlinger - sono stati presentati altri 9 fuori concorso nonché due già serie cult in anteprima: il franco-belga Panique au village e il franco-tedesco Les Lascars.
Sebbene sempre più piattaforma di lancio in Europa di lungometraggi a passo uno, anche quest’anno il festival di Annecy non ha mancato di sottolineare la sua primaria vocazione per il formato breve. Quindi il premio più prestigioso dell’appuntamento annuale d’oltralpe è generalmente considerato il palmarès assegnato al migliore cortometraggio, che quest’anno va al documentario animato svedese Slavar (Schiavi) di Hanna Heilborn e David Aronowitsch. In quasi 16 minuti e con tecnica digitale visualizzano senza estetismi divaganti la tragedia reale raccontata in intervista vera di due bambini africani e della loro passata esperienza come schiavi. Con franchezza non drammatizzata, se non dalle stesse parole dei bimbi espresse con disarmante dolcezza e innocenza provata, i due autori presentano in forma animata l’intervista raccolta nel 2003. Abouk di 9 anni e Machiek di 15 testimoniano la loro storia, purtroppo comune a troppi bambini secretati all’opinione pubblica. Prelevati da una milizia governativa del Sudan e utilizzati come schiavi, esperienza di cui narrano con estrema semplicità e apparente serenità gli aspetti violenti e crudeli, per loro fortuna i ragazzi sono nella condizione protetta di concludere con un lieto fine. A noi spettatori rimane la consapevolezza che per troppi altri, insopportabilmente troppi altri, lo sviluppo narrativo è ben altro. A parte il Cristallo di Annecy, a Slavar è stato assegnato il premio Unicef. I due film-makers da qualche anno ormai realizzano documentari animati con un’attenzione particolare per l’infanzia negata, in particolare nel corto Gömd (Nascosto) in cui viene intervistato, con identità celata dal disegno animato, un bambino sudamericano immigrato clandestino a Stoccolma.

Articolo pubblicato su IL MANIFESTO del 17 giugno 2009 a firma Thomas Martinelli.

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18
giu

Al festival di Annecy torna dopo dodici anni Henry Selick, già vincitore nel 1997 per James e la pesca gigante. Il regista statunitense ha vinto di nuovo il Cristallo del lungometraggio, grazie al suo Coraline e la porta magica, avventura in stop-motion di una bambina trascurata dai genitori.

Report dell’incontro con il cineasta
Si era ripromesso di tornare ad Annecy solo con un nuovo lavoro all’altezza del festival. Già vincitore nel 1997 per James e la pesca gigante, il regista statunitense Henry Selick sbarca 12 anni dopo con Coraline con cui ha sentito, a ragion veduta, di poterci essere quest’anno, tant’è che ha vinto di nuovo il Cristallo del lungometraggio, massimo riconoscimento del festival internazionale del cinema d’animazione. Snello e sereno, si è confrontato con disponibilità con il pubblico più intenditore e appassionato del settore. Nella città fra il Rodano e le Alpi la settimana scorsa si è potuto vedere in stereoscopia il suo capolavoro The Nightmare before Christmas (1993), di cui ancora oggi deve ribadire di esserne lui il regista e non Tim Burton come erroneamente si tende a credere. «Tim stava girando Batman returns e Ed Wood in quel periodo, mentre a me aveva affidato di dirigere la storia che porta il suo nome». Niente che non sia leggibile nei titoli di testa e coda del film.
Come appunto è Selick a firmare regia e sceneggiatura anche dell’ultimo lungometraggio animato Coraline, tratto da un romanzo di Neil Gaiman. Viene da chiedere perché l’autore non l’abbia sceneggiato in proprio: «la più grande forza di Neil - ha risposto Selick - è nel suo essere scrittore di romanzi e di fumetti, anche se ha lavorato a un paio di sceneggiature», come nel caso del Beowulf diretto da Robert Zemeckis.
Il nuovo film di Selick, rigorosamente realizzato con la magia dei pupazzi in stop-motion, è «un mondo dove tutto quello che vedi è stato creato a mano», come reclama il sito ufficiale. A parte l’immergente effetto del 3D stereoscopico (quello degli occhialini rosso-verdi) di ultima generazione con cui lo si è potuto fruire nella grande salle stracolma del Théâtre Bonlieu, sede nevralgica del festival di Annecy, dopo i rituali lanci collettivi di aeroplanini di carta e visione sonoramente partecipata della sigla, la meraviglia che stupisce è proprio quel calore «umano» che emana dai pupazzi in movimento. «Avrei voluto lasciare evidenti i segni di separazione fra mascella e resto del viso delle marionette - ha rivelato il regista, staccando una parte mobile dalla faccia del modellino di Coraline - Volevo dimostrare che si tratta di materiale lavorato a mano, ma la produzione non era d’accordo su questo punto».
Ma in tempi della più economica animazione generata al computer (Cgi), perché optare per una tecnica del passato quale lo stop-motion dei pupazzi? «C’è un’energia che passa direttamente nella materia quando l’animatore li porta alla vita e in quel momento mi sento dio - ha confessato Selick -. È stato difficile trovare un finanziatore per il film in stop-motion, proprio perché il Cgi è economico e levigato».
In effetti Coraline e la porta magica - questo il titolo italiano con cui uscirà nelle nostre sale da venerdì prossimo - esercita un sortilegio visivo particolare che va al di là degli effetti stereoscopici, ma che sta tutto nella raffinatezza del segno e del decoro dei fondali, delle ambientazioni fantasiose e oscuramente colorate, nella credibilità dei personaggi, di qua e di là del passaggio segreto pur artefatti in tutta evidenza. Commedia dark ma con svolta horror ritardata rispetto all’originaria opera di Gaiman, ha come protagonista la undicenne Coraline Jones, intraprendente e curiosa bambina un po’ troppo trascurata da genitori persi dietro al computer per intere giornate. Appena trasferitasi dal Michigan in Oregon, senza i suoi amici e quindi alquanto sola, non può che esplorare ogni pertugio e inventarsi una compagnia ideale. Nemmeno i bizzarri nuovi vicini - il coetaneo imbranato Wybie Lovat, i più grandi e eccentrici Bobinsky (circense russo) e le attrici inglesi Signorine Spink e Forcible - colmano quel vuoto di relazione.
Novella Alice alle prese con meraviglie vere o immaginate, compresi un enigmatico gatto nero parlante, una tana di passaggio e uno specchio da rompere e attraversare, mescola la sua realtà spenta con un’altra pericolosamente fantastica. Se lo spunto forte nemmeno occultato è il precedente romanzo di Lewis Carroll (che affiora qua e là nell’immaginario di Gaiman), spazi e situazioni oscillano fra gli stupori del Mago di Oz e i fantasmi di The Others. Oltre il passaggio incantato c’è il piccolo mondo che vorrebbe, con mamma e papà premurosi, fiori e sapori irresistibili, gratificazioni e divertimento ad alto livello. Troppo bello per essere vero, non fosse che nell’altro mondo hanno tutti degli inquietanti bottoni cuciti sugli occhi. E infatti la bambina sveglia dagli occhi ben aperti vede infine l’orrenda strega e l’illusorio nulla che si nascondono dietro le accattivanti sembianze di serenità.
Fiaba moderna e oscura nelle corde sia di Gaiman (MirrorMask) che di Selick (The Nightmare before Christmas), l’impianto visivo tenebroso e lievemente funereo sin dall’inizio con rami e erba secchi, anche nei momenti più vivi, non molla lo spettatore alla visione rassicurante. «L’altro mondo l’ho reso come seduzione e piacere, a parte gli occhi a bottone - conferma il regista - esagerando gli aspetti gradevoli fino al momento della scoperta, quando diventa tutto molto orribile».
Prestiti dall’Alice disneyana? chiediamo. Risposta: «Diciamo che a volere trovare delle suggestioni, qui Alice nel Paese delle Meraviglie incontra i fratelli Grimm».

Articolo pubblicato su IL MANIFESTO del 17 giugno 2009 a firma Thomas Martinelli.

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17
giu

I numeri non descrivono appieno la magia e l’entusiasmo suscitato dal Festival A-tube, la nuova manifestazione dedicata al cinema d’animazione d’autore che si è svolta a Varese dal 17 al 24 maggio 2009, legata al territorio ma con un reale respiro internazionale. Un evento totalmente gratuito realizzato in collaborazione con gli enti locali quali la Provincia di Varese, il Comune di Varese, la Pro Loco di Varese, patrocinata dalla Regione Lombardia, dall’Università dell’Insubria, dalla Camera di Commercio di Varese, ed in partnership con Asifa Italia. Un “grande Festival”, come definito dai prestigiosi ospiti d’eccezione Bruno Bozzetto ed Enzo d’Alò, che ha risucchiato spettatori ed organizzatori dentro un vortice inebriante e che ha senza dubbio appagato le aspettative di tutti.

Ideato e sviluppato da Giorgio E. S. Ghisolfi, regista e docente di cinema di animazione ed organizzato insieme a Valentina Zolla, curatrice di eventi d’arte ed esperta in comunicazione, A-tube ha regalato al pubblico nell’arco di ben otto giorni la visione di cortometraggi e lungometraggi nazionali ed internazionali, produzioni accademiche, incontri e dibattiti, nonché favorito un contatto personale e diretto con registi e professionisti del settore. A tagliare la pellicola dell’inaugurazione il grande Bruno Bozzetto ed a chiudere nientemeno che Enzo d’Alò. Bozzetto, pluripremiato autore di corti, ha illustrato di persona la vastissima retrospettiva a lui dedicata e presentato in un caloroso incontro col pubblico due nuove serie tv : “Bruno the Great” realizzato per la Disney e “Psicovip” per la RAI. D’alò ha invece mostrato il trailer di “Pipì, Pupù e Rosmarina”, la nuova serie televisiva che sarà trasmessa dalla RAI nell’autunno 2009, e -oltre ai molti e divertenti aneddoti sulle lavorazioni dei suoi film, - ha raccontato la nascita del suo primo libro per ragazzi edito da Mondadori “Il principe della città di sabbia”.

Partnerships importanti come quelle con il Dipartimento di Animazione del Centro Sperimentale di Cinematografia - Scuola Nazionale di Cinema, Sede del Piemonte; La scuola Supinfocom di Valenciennes, i Festival “Les E-magiciens” ed “I Castelli Animati” di Roma hanno offerto agli spettatori l’ opportunità di visionare film di diploma di altissimo livello e film di autori affermati premiati nel panorama internazionale, usufruendo nel contempo di un compendio sulle maggiori tecniche dell’animazione. Inoltre, sia per il pubblico comune che per studenti ed operatori del settore, A-tube ha previsto una serie di incontri con professionisti delle varie specialità mirati ad approfondire la conoscenza della storia, delle tecniche e della organizzazione della produzione.

Una ricca libreria dedicata al cinema d’animazione ha dato modo a chiunque di reperire facilmente saggi e manuali specifici sull’argomento. Proiezioni mattutine gratuite e commentate per le scuole superiori hanno completato l’offerta culturale, nell’intento di offrire agli studenti l’opportunità di approfondire la loro formazione con una migliore conoscenza di un genere cinematografico che rappresenta anche un possibile futuro professionale.

Il tempo vola, il mondo corre frenetico. La sigla del Festival che ha aperto tutte le proiezioni mostrava appunto il mondo in corsa verso una nuova destinazione: Varese, A-tube e tutto l’universo del Cinema di Animazione. I numeri che seguono sintetizzano otto giorni di successo e di grande afflusso di pubblico, ma non esprimono appieno la curiosità degli spettatori, la loro soddisfazione, la gioia e l’allegria di chi è partito da lontano per non perdere questo appuntamento con il grande cinema, proprio come il mondo che correva nella sigla.

- 8 giorni di manifestazione
- 11 lungometraggi proposti in 26 proiezioni
- 87 cortometraggi in 8 proiezioni
- 4 anteprime
- 11 relatori
- 2 ospiti d’onore
- 6 conferenze e seminari professionali
- 4 partnerships internazionali (2 Festival e 2 Scuole di cinema)
- 3 sponsor istituzionali, 3 patrocini, 9 sponsor privati, 14 partners organizzativi
- 3.150 presenze in totale con un’età media di 24 anni. Tanti giovani, studenti, professionisti, famiglie.
- 550 studenti e 27 docenti degli istituti superiori alle proiezioni didattiche mattutine
- Una libreria specifica sull’animazione interna al festival
- Un sito internet che ha registrato risultati eccezionali: oltre 4.000 accessi e circa 32.000 pagine lette in 2 mesi esatti dalla messa online, con un tempo medio di visita di circa 5 minuti (dato di assoluto rilievo).

Un successo complessivo che si deve anche ad una promozione articolata, multimediale, capillare e incessante.

Nel prendere congedo dalla prima edizione ci auguriamo che le attenzioni e le sinergie felicemente createsi non vengano meno ma bensì si rafforzino e ci consentano di proporre una edizione 2010 non meno prestigiosa e sempre più ricca di eventi, con il già annunciato concorso di cortometraggi ed il premio The Golden Storyboard in anteprima mondiale: un importante riconoscimento dedicato ad una categoria cardine dell’industria cinematografica ingiustamente dimenticata: gli artisti dello storyboard. I bandi saranno pubblicati a Settembre 2009.

Seguiteci sul sito www.a-tube.it. Vi aspettiamo ad A-tube 2010!

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16
giu

kiriku

Lione danza. Balla coi lapis. Città-laboratorio di teatro e di cinema, era inevitabile che “la ville dei Lumière” tenesse a battesimo un esperimento poco frequente in Europa: la trasposizione in musical di un cartoon di successo, Kirikù, ribalta grande schermo di un’Africa senza clichés, festa della vita, fatta di generosità e tolleranza. Kirikou & Karaba: la comédie musicale, creato a Lione l’11 settembre 2007 alla Maison de la Danse, dov’è rimasto in scena fino alla trasferta al Casino de Paris (”il teatro di Mistinguette”, tiene a precisare l’autore), condensa in scena i due lungometraggi di successo planetario che han fatto uscire Michel Ocelot, 66 anni, dal recinto tv, dov’era relegato fino a una decina d’anni fa, promuovendolo a maestro riverito del cinema d’animazione internazionale e leader del risveglio del cartoon europeo. Travolto e, insieme, consacrato da Kirikù, Ocelot continua così in teatro a essere il papà seriale del minuscolo, intraprendente eroe africano, capace di riscattare con piroette d’intuito il suo villaggio dalla trista soggezione alla strega Karabà. L’adattamento scenico del personaggio e delle sue avventure è liberamente o fedelmente ispirato al film?

Ho scritto io il libretto del musical. E ho ripreso le canzoni con i miei testi, oltre a scriverne di nuovi, sempre tradotti in musica da Joussou N’Door: sono la colonna musicale dello spettacolo, arricchita da contributi e suggestioni d’Etiopia e del Mali, con qualche derivazione metropolitana. L’ambizione era di restituire, anche attraverso la musica, un’immagine moderna dell’Africa. (Michel Ocelot)

All’operazione ha partecipato Victor Bosch, il produttore di musical-kolossal quali Notre Dame de Paris e Il Piccolo Principe. Ma l’idea dell’adattamento scenico è stata di un produttore illuminato (premiato quest’anno al Cartoon Movie di Lione), Didier Brunner, responsabile di Les Armateurs, che, di Ocelot, ha finanziato i due Kirikù e Principi e Principesse e ha reso possibili altri successi animati, come Benvenuti a Belleville di Chomet, e nuovi, coraggiosi progetti, come The Secret of Kells (ora sugli schermi) e l’imminente Ernest & Celestine, tratto da Daniel Pennac, entrambi presentati al Cartoon Movie di Lione.

Pubblicato sul numero di Aprile di Duel a firma di Mario Serenellini.

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